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Piccolo manuale della buona scrittura - 4

Tra il punto e la virgola; punto e virgola!

28 aprile 2014

  Convenzioni tipografiche. In queste pagine gli esempi sono in corsivo; le espressioni corrette sono in neretto; Le espressioni sbagliate o non consigliabili sono in rosso.

Nella puntata precedente abbiamo parlato del punto e della virgola; ora li mettiamo insieme e otteniamo una via di mezzo, il “punto e virgola”.

Il periodo che avete appena letto illustra l’uso comune di un segno di interpunzione tipico della lingua italiana. Serve per separare due periodi, ma con uno stacco meno marcato del punto fermo. Insomma, fa capire che il discorso continua, anche se cambia il soggetto.
Si usa anche per staccare le voci di un elenco, dove il punto si mette solo alla fine, perché tra una voce e l’altra introdurrebbe uno stacco troppo secco.

Dal punto e virgola ai due punti il passo è breve. I due punti significano “adesso ti spiego”. Sono uno stacco netto, come il punto fermo, ma indicano che il periodo che li segue è legato a quello che li precede.

Carlo è perplesso: non riesce a capire la decisione di Alessandra.

Dopo il punto e virgola e i due punti si ricomincia quasi sempre con la lettera minuscola.

Altri segni di interpunzione molto comuni sono il punto esclamativo e il punto interrogativo. Non occorre spiegare a che cosa servono, ma è importante capire quando servono.
Del punto esclamativo non si deve abusare, perché dà un’intonazione enfatica alla frase. Vediamo due esempi:

Carlo guarda Alessandra. «Sei bellissima!», dice sorridendo. «Grazie», risponde Alessandra.
Carlo guarda Alessandra. «Sei bellissima», esclama. «Sei un tesoro!», risponde Alessandra.

Nel primo scambio di battute il punto esclamativo è necessario per far capire il tono di Carlo. Nella risposta non c’è, per segnalare che il “grazie” non è pronunciato ad alta voce.
Nel secondo esempio il punto esclamativo manca nella frase di Carlo: basta “esclama” per far capire il tono. Ma la risposta di Alessandra è appassionata e il punto esclamativo lo fa capire subito.

Il punto interrogativo va usato sempre – sottolineo, sempre – nelle domande dirette. Molti lo dimenticano e in questo modo il lettore può perdere il significato della frase. Invece non si usa nel discorso indiretto, anche quando questo è una domanda.

Alessandra si chiede: «Carlo mi tradisce?» Quali sospetti si agitano nella mente di Alessandra?
Alessandra si chiede se Carlo la tradisce. Non sa definire i sospetti che si agitano nella sua mente.

Dopo il punto esclamativo e il punto interrogativo si mette la lettera maiuscola; fanno eccezione i rari casi in cui il segno è all’interno di un periodo. Per esempio:

Carlo sostiene, sarà vero? di non aver mai tradito Alessandra.

Molti scrivono sarà vero?, aggiungendo una virgola dopo il punto interrogativo, per chiudere l’inciso. È inutile, perché basta un segno per staccare le parole. E anche orrendo a vedersi.

A questo punto abbiamo visto le regole essenziali per l’uso corretto ed efficace della punteggiatura. Nella prossima puntata parleremo degli altri segni tipografici, come le virgolette, le parentesi e i trattini.
Buona scrittura a tutti.
 

Meglio il punto o il punto e virgola? Nella nota della puntata precedente abbiamo visto come due punti fermi al posto delle virgole possano rendere più leggibile un lungo anacoluto. Ora che abbiamo capito l'uso del punto e virgola, vediamo come potrebbe migliorare ancora l'efficacia del pezzo:
L'abitacolo, benché fosse strutturalmente identico a quello della 600, era in realtà maggiormente spazioso e più ricco; bastò infatti disegnare una plancia più moderna e rivestire il tutto in materiale plastico (nero antiriflettente) al posto della lamiera. Un'importante novità era l'introduzione di un impianto di riscaldamento efficiente che non immetteva nell'abitacolo l'aria calda e maleodorante del motore, ma che disponeva di un radiatore proprio.
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