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UN DOPPIO ENIGMA, COLONNELLO REY  

Le recensioni

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5. Le strane abitudini dell'agente senza pistola (il terzo enigma è una recensione anonima)

Autore sconosciuto - 18.10.16
Trovo per caso tra i documenti del "doppio enigma" un file di Word con questa recensione, della quale non ricordo o ignoro la provenienza. Ho fatto accurate ricerche, senza risultato. La pubblico, sperando che l'autore si riconosca o che il colonnello Rey lo rintracci. Anche se adesso il nostro agente ha ben altri problemi da risolvere... (MC)

Il colonnello Rey è un personaggio del tutto nuovo nella storia del thriller italiano, nel quale peraltro lo spionaggio è un genere quasi o del tutto assente. Ma, alla seconda avventura, è già un personaggio familiare, nella sua originalità, fatta di strane abitudini (non porta mai la pistola, gira su una macchina decrepita, adora la sua Harley-Davidson), nella sua figura asciutta e rigida, nel suo modo silenzioso di investigare.
Il colonnello Rey balza vivo dalle pagine, come gli altri personaggi, descritti in pochi tratti magistrali, come i luoghi e le situazioni. La scrittura è fluida nel suo italiano di una qualità ormai rara.
"Un doppio enigma, colonnello Rey" gioca su un registro diverso dal quello del primo libro "Il colonnello Rey, suppongo". È una storia più vicina al "giallo" tradizionale, con un cadavere nelle prime pagine e l'assassino scoperto nelle ultime. Ma ha lo stesso ritmo inesorabile, che costringe il lettore a leggere il libro tutto in un fiato, fino all'amara conclusione. Da non perdere, nell'attesa della terza avventura (Cammarata, per favore, non ci faccia aspettare un altro anno e mezzo).

4. Spero di leggere presto la terza storia

Vincenzo Andò nel blog di Tabulas - 24.06.16

Ho letto uno dopo l'altro i due libri sulle avventure del colonnello Rey, che mi hanno appassionato.
Innanzitutto, di spy o crime stories la letteratura italiana non ne ha poi espresse molte e quando lo ha fatto (e naturalmente mi riferisco solo a quelle che ho lette) c'è sempre una vena di "macchiettismo" che in fondo va a prevalere sulla storia stessa col ruffiano tentativo di rendere simpatici alcuni personaggi. Ciò l'ho visto ottenere, ad esempio, con l'uso del dialetto (più o meno addomesticato) e con un un "localismo" che finisce per togliere alle storie stesse quell'afflato che potrebbe renderle più ampiamente conosciute ed in qualche modo adatte a palati extra-nazionali. Nei due libri che ho letto questo "provincialismo" (parola che peraltro odio per motivi che non ho qui tempo di elencare) non c'è. Il colonnello Rey appare come una "persona" con lati caratteriali veri, anche quelli antipatici.
Ciò che voglio dire è che in queste opere non si manifesta la solita tendenza italiana a considerarsi in fondo un paese di serie B, quel senso di periferica inferiorità che esprime storie unicamente leggibili nel nostro paese.
Con le opportune modifiche/aggiustamenti se ne potrebbe anche intravvedere la trasposizione su schermo perché i personaggi, dal protagonista agli altri potrebbero vivere in una qualsiasi ambientazione "occidentale"
Se devo dire, "Il colonnello Rey, suppongo" mi ha appassionato più del "Doppio enigma"  ma ambedue risultano (come, spy stories o "gialli") decisamente diversi da quanto letto finora in materia e pertanto avvincenti. Quando dico "diversi" intendo riferirmi al lato "tecnologico" che permea ambedue i racconti.
Certo io non sono un esperto di internet per cui ho trovato particolarmente utile i glossari alla fine dei volumi. Al contempo, l'elenco dei personaggi all'inizio mi ha un po' rimandato ai vecchi gialli di un tempo (non so se ci sono ancora).
Tanto per dare un'idea di ciò che leggo io in materia di "crime stories", sono principalmente classici inglesi (Agatha Christie o P.D. James) nei quali, me ne rendo perfettamente conto, la vicinanza alla realtà è praticamente inesistente. Mi godo tuttavia, leggendoli in lingua originale, soprattutto l'uso della lingua nelle lunghe descrizioni e contorno dei personaggi e delle circostanze, a volte un tantino eccessivi ma che, stranamente, mi danno un senso di quiete che intramezza le mie altre letture, generalmente di argomenti molto più "pesanti".
Queste sono le argomentazioni che mi frullano per il capo, mentre spero di leggere presto la terza storia. 

3. Ben fatto

Stefania Caputo su Amazon - 18.06.15

Ben costruito, piacevole da leggere, migliore del precedente.
Mi ha un po' deluso la scena degli ostaggi, ma nel complesso l'ho letto volentieri.
Se il trend è questo, aspetto il prossimo :)

2. Tanti enigmi in un libro che vi consiglieRey

Francesco Canepa su Amazon - 15.06.15
Temo… cioè… credo, che questo regale colonnello ci abbia preso gusto e si prepari per il triplo enigma del prossimo libro. O meglio: video-libro, in attesa, qui nella vecchia Europa, dell'audio-video libro. 
Non so se la "tecnica" di scrittura di Cammarata potrebbe avere risultati differenti a seconda del mezzo di lettura (o di ascolto) adoperato dal lettore (o auditore), ma certamente la sua sfida - oltre che quella di creare "emozioni" nel "fruitore" …e ne crea! - riguarda anche il medium utilizzato.
Io - da buon allievo di Baskerville (Guglielmo, non "il mastino") e da buon analfabeta digitale - me lo son stampato e me lo leggo all'antica: con gli occhi, non con i "digiti".
Ma veniamo a noi ed ai nostri dieci giorni, che cominciano con un cane che "Sente qualcosa …qualcosa di brutto" (non a Fossanova, ma) in una afosa Ansedonia. E' ovvio che per il povero capo-famiglia la vacanza sfuma e si torna a Roma, lasciando lì cane e famiglia.
Così come (lasciando ben altro!) ci deve tornare, a cavallo della sua HD, una nostra vecchia conoscenza, proprio nel momento in cui stava per farlo dove non l'aveva mai fatto: ma, con quel caldo, non si capisce bene cosa.
Mentre invece il procuratore capo si trovava già 'n miezz a na stra…Roma afosa e, alle 03:20, non trova di meglio da fare che sfrukuliare il cellulare di servizio della sostituta procuratrice Rosaria Corbino.
Ma, a questo punto, si capisce bene invece che la faccenda è talmente grossa che bisogna sciropparsi tutte le "n" pagine del libro (dove "n" dipende da come le avete stampate) non solo fino all'incredibile soluzione finale, ma eziandio fino all'epilogo dell'Epilogo.
Se voi pensate che a questo punto vi riassumo il libro e magari vi rivelo il nome dell'assassina/o (la parità di genere dovrebbe valere anche per i killer: non vorrei urtare la suscettibilità di qualche boldrin-woman) e Vi disvelo almeno uno degli enigmi: skordateVelo! 
A me son venute 260 pagine, anzi "paggine", e me le sono lette tutte e - debbo ammetterlo - tutte d'un fiato, perché non riuscivo più a smettere di ficcare il naso in questa storia, nella quale - grazie alla consolidata tecnica narrativa di Cammarata - ti senti immediatamente calato, coinvolto e smanioso di scoprire dove si vuole andare a parare.
A tutto questo - che è fisiologico nella lettura di un buon giallo - aggiungete quell'ansia che quel mefistofelico Cammarata riesce a metterti addosso con quelle sue panie informatiche che devi far finta di padroneggiare mentre addenti una mela, per darti un tono. In quel mondo virtuale nel quale finisce per avvilupparti rischi di non renderti conto che - alla faccia della "virtualità" - una persona è stata scannata (o scannerizzata?) more antiquo, fra un click 3.0 e l'altro.
Vi consiglieRey di leggere prima il glossario pubblicato in calce, perché consente anche ai non esperti di cose informatico-barbofintesche di capire meglio di cosa si sta parlando.
E adesso arriva il vero momento critico per qualsiasi "reycensore" : come accommiatarsi dagli incauti lettori della recensione?
Mi viene in soccorso la sensazione di percepire l'eco di un poderoso incipit: "Videmus nunc per speculum et in aenigmate".
A volte le sinapsi mentali rimangono misteriose, ma stavolta, richiudendo il simil-libro, lo sguardo mi cade sul titolo e risolvo il mistero "piùmmeglio e piùpprima der colonnnello-re": ora vediamo (le cose indirettamente) come con uno specchio e in maniera enigmatica… ma un dì (magari un maledetto lunedì o, forse, era già un maledetto martedì) le vedremo (direttamente) faccia a faccia. 

1. Nella migliore tradizione dei gialli con "delitto da camera chiusa"

Andrea Monti su Amazon - 21.04.15
Anche questa volta la prima recensione è... in conflitto di interessi, perché Andrea Monti ha seguito la stesura del romanzo fin dall'inizio, con consigli e rimbrotti. E quindi non può parlarne male... (M.C.)

La seconda avventura del colonnello Rey è più "romanzo" e meno "reportage".
Rispetto a "Il colonnello Rey, suppongo", il racconto perde il dubbio sottile e latente di essere di fronte, come ho scritto per la prima avventura di questo personaggio, a qualcosa che si poteva dire solo in forma romanzata. Ma guadagna una dimensione narrativa che si inserisce in modo non scontato nella migliore tradizione dei gialli con "delitto da camera chiusa".
La tecnologia dell'informazione (il grande filo conduttore delle avventure della spia senza pistola) anche in questo romanzo è usata in modo intelligente, evitando di ridurla al ruolo di banale deus ex machina per trarre di impaccio un autore a corto di idee o per sciogliere una trama oramai avvoltolata su se stessa.
Altro punto di forza della nuova avventura del colonnello Rey è la gestione della continuity.
Nell'approccio anglosassone di genere il personaggio è spesso tagliato con l'accetta e i suoi tratti sono complessivamente descritti in ogni singolo libro. Pensate al Jack Reacher di Lee Child o al Jack Nightingale di Stephen Leather: le singole avventure saranno anche belle da leggere, ma il protagonista rimane sempre uguale a se stesso.
La continuity dell'universo Rey, invece, è dinamica: cambiano i ruoli, le persone e cambiano i rapporti di forza. E cambia anche lo scomodo ufficiale dei carabinieri, che in una cosa, però, rimane sempre uguale: è una spia senza pistola. Link permanente

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Manlio Cammarata - Un doppio enigma, colonnello Rey

L’immagine in copertina è un’elaborazione della fotografia di un particolare di una macchina Enigma, tratta Wikimedia - Photograph by Rama, Wikimedia Commons, Cc-by-sa-2.0-fr

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