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Perché non firmo per la campagna #CopyrightForFreedom

Editori europei in difesa del copyright. Quale copyright?

In primo piano - 7 maggio 2015
Gli editori europei hanno lanciato una campagna - con inevitabile raccolta di firme on line - in difesa del copyright: "Il copyright garantisce la libertà di espressione". E' vero? Cerchiamo di capire come stanno le cose.

Possono essere utili alcune premesse. La prima è personale: come autore sono un sostenitore del copyright (o diritto d'autore - è invalso l'uso indifferente di queste due espressioni, anche se copyright e diritto d'autore non sono esattamente la stessa cosa).
Il diritto d'autore è uno strumento che dovrebbe conciliare l'esigenza di un adeguato compenso per gli autori e, nello stesso tempo, favorire la massima diffusione possibile delle loro opere.

E' il caso di ricordare che del diritto d'autore sono titolari gli autori, non gli editori Questi sono titolari di "diritti connessi", come si legge con chiarezza nella nostra vetusta e rattoppata legge N. 633 del 1941. Gli editori usufruiscono dei diritti connessi sulla base di concessioni degli autori, titolari di tutti i diritti per il solo fatto di avere prodotto (o pubblicato) un'opera creativa.

Di fatto nella società di oggi i veri "padroni" dei diritti (e spesso degli autori...) sono gli editori. I quali editori tentano di sfruttare ogni utilizzo delle opere, fino al punto di limitarne la circolazione, anche ottenendo l'emanazione di norme che contrastano con i principi del diritto.

Un esempio molto chiaro: la "copia privata", prima dell'era digitale, era considerata normale. Comperavo un disco e lo copiavo su una cassetta da ascoltare in macchina. Nessuno aveva nulla da ridire. Oggi si afferma che ai tempi dell'analogico la copia privata era tollerata in quanto "degradata", mentre il digitale consente una copia identica. Ma il concetto di "copia degradata" è recente quanto bizzarro, mentre anche negli anni '80 era possibile creare una musicassetta di buona qualità da un vinile scadente.

Ora invece si afferma che l'autore deve essere compensato anche per la copia privata. A questo scopo si è inventata una tassa, dagli oscuri fondamenti giuridici, su tutti gli apparecchi e i supporti atti a produrre e conservare la copia di un'opera. Poco importa che, nella stragrande maggioranza dei casi, questi apparecchi e questi supporti siano usati solo per i documenti personali dei loro proprietari. Hai un coltello da cucina? Allora è chiaro che vuoi accoltellare tua suocera!

Non basta. Dice confusamente la legge che ho il diritto di farmi una copia, per uso personale, delle opere che acquisto. Ma nello stesso tempo consente agli autori (di fatto, agli editori) di apporre misure tecnologiche che impediscono la copia. E se aggiro la protezione, per esercitare il mio diritto alla copia privata, posso commettere un reato.

In tutto questo l'Unione europea progetta un aggiornamento della direttiva 2001/29/CE del 22 maggio 2001 "sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione". E gli editori si mobilitano, paventando che l'aggiornamento possa in qualche modo limitare il loro strapotere nei confronti del pubblico e degli autori. Ecco perché la campagna #CopyrightForFreedom. Che ricorda quella sull'IVA al 4 per cento (vedi L'IVA al 4 per cento non serve a promuovere l'ebook).

Non è un'ipotesi del tutto campata in aria. I difetti delle attuali normative sul diritto d'autore sono ormai oggetto di diffuse critiche, e c'è chi propone di correggere le storture più evidenti. E' il caso della europarlamentare tedesca Julia Reda, autrice del "Progetto di relazione sull'attuazione della direttiva 2001/29/CE.

Chi abbia la pazienza di leggere le dodici pagine del progetto, trova una serie di osservazioni di puro buonsenso e di proposte che favoriscono realmente la libertà di espressione, eliminando molti vincoli presenti in diverse legislazioni europee.

Ma gli editori non ci stanno. Per principio, visto che Julia Reda è stata eletta a Bruxelles dal Partito pirata, o perché hanno un'idea "proprietaria" della libertà di espressione?

In ogni caso, chi pensa di mettere la propria firma sotto il manifesto degli editori europei farebbe bene a leggere prima il Reda Report spiegato. E poi decidere quale libertà di espressione preferisce.

Per saperne di più sulla copia privata vedi DRM: in Italia la copia privata è un diritto di Andrea Monti. Per approfondimenti sul diritto d'autore ci sono molti articoli ancora attuali nella sezione Diritto d'autore di InterLex.
Per un quadro aggiornato c'è, un libro che spiega con molta chiarezza tutta la materia:
E Mozart finì in una fossa comune - Vizi e virtù del copyright di Fabio Macaluso, edito da Egea (vedi la recensione in 2000 battute).

Per dire la tua su questo argomento, vai alla pagina dei contatti di InterLex
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