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Piccolo manuale della buona scrittura - 7

Capitoli, paragrafi e capoversi: facciamo respirare il lettore

17 giugno 2014

  Convenzioni tipografiche. In queste pagine gli esempi sono in corsivo; le espressioni corrette sono in neretto; Le espressioni sbagliate o non consigliabili sono in rosso.
Farsi leggere non è facile. Chi scrive deve usare una serie di accorgimenti – in qualche caso veri e propri "trucchi" – che aiutino il lettore a non perdere il filo del discorso e tengano desta l’attenzione. Nelle puntate precedenti abbiamo visto come l’ortografia (accenti, punteggiatura, lettere maiuscole) aiuta l’occhio a percepire più facilmente il significato delle parole e delle frasi. Ma l’ortografia non basta, servono altri strumenti. Punto e a capo.
Ecco, il "punto e a capo" è un modo per segnare la fine di una parte del discorso e l’inizio di un’altra. Intanto chi legge può prendere fiato e intuire, spesso senza rendersene conto, di un cambiamento nella narrazione.

Ora guardiamo il "blocco di testo" precedente. E' volutamente lungo, più della media di queste pagine, per mostrare come sia più faticoso da leggere di questo.Spesso il "punto e a capo" è seguito da una riga vuota. Come quella che segue, per indicare che l’introduzione di questo capitolo è finita.

Le righe bianche che dividono i blocchi di testo servono anche a disegnare una struttura della pagina che serva da guida per l’occhio. In un’interminabile sequenza di righe stampate tutte uguali, senza interruzioni, il lettore corre il rischio di perdere il segno (e chi scrive rischia di perdere il lettore).

Una singola riga isolata assume un rilievo particolare.

Costruire un testo narrativo è come costruire una casa. Occorrono i mattoni (le parole), la calce e il cemento (punteggiatura e altri segni), oltre ad altri materiali, come il legno, il vetro, il ferro. Con questi "pezzi" si montano le varie parti che disegnano la struttura completa, fatta di piani e di parti sporgenti o rientranti. Insomma, la "forma" della casa.

Nello stesso modo si costruisce un testo. Le diverse parti da montare sono i periodi, i capoversi e i paragrafi. Il tutto viene suddiviso in capitoli, ciascuno dei quali ha un titolo.

I periodi, come abbiamo visto nelle puntate precedenti, iniziano con una maiuscola e si concludono con un punto fermo (in qualche caso con un punto e virgola o due punti).

I capoversi si concludono con il punto e a capo.

I paragrafi  sono seguiti da una riga vuota (oltre che con il punto e a capo), o almeno da uno spazio verticale maggiore di quello che separa le singole righe (detto interlinea).

Questa distinzione è importante, anche perché Word e altri programmi di videoscrittura chiamano "paragrafo" tutto quello che finisce con il punto e a capo, anche se di fatto non si tratta di paragrafi, ma di capoversi.

Dunque nella scrittura narrativa la suddivisione in periodi, capoversi e paragrafi è indispensabile per attribuire al testo un ritmo, un respiro. Dove il respiro deve essere quello di chi legge: l’abilità dello scrittore è anche nel suggerire al lettore i momenti in cui "prendere fiato". Quasi letteralmente.

Ma, attenzione: bisogna evitare troppi a capo, troppe righe bianche, che spezzano il discorso e frammentano la lettura. Insomma, le pagine non devono avere il fiato corto.

Buona scrittura a tutti.
 

La fatica di leggere. Leggere è un'attività impegnativa, faticosa. La "stanchezza di lettura" provocata da un testo mal fatto è la causa più frequente dell'abbandono di un libro.
Di recente ho rinunciato a continuare a leggere un saggio che mi interessava, afflitto da  intere pagine senza un a capo e nessuna separazione di paragrafi (per la cronaca: Il complesso di Telemaco di Massimo Recalcati, edito da Feltrinelli).
Per dire la tua su questo argomento, vai alla pagina dei contatti di InterLex
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