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Domanda: è un editore l'autore che si pubblica on line da sé?

Dall'Autore a Proprie Spese all'Editore a Zero Spese

Self-publishing - 04.10.12
La crescita del  self-publishing è la diretta conseguenza della diffusione dei libri "dematerializzati". Ma l'autopubblicazione è qualcosa di sostanzialmente diverso dall'attività editoriale. Dobbiamo capire la novità.
 

Quella che segue è la sintesi, con poche modifiche, dell'intervento che avevo preparato per e-bookcamp 3.0. Al momento di prendere il microfono ho preferito parlare soprattutto di alcuni punti interessanti trattati dai relatori che mi avevano preceduto. Ecco quello che ho detto e quello che non ho detto sul self-publishing.

Il self-publishing è uno dei tanti frutti della digitalizzazione delle informazioni e della diffusione dell'internet. E' spesso riassunto con l'affermazione che l'ebook consente a chiunque di essere "editore di se stesso". Ma, messa in questi termini, è una semplificazione che non aiuta a capire la situazione e le sue prospettive.
Altrettanto pericolosamente semplificatoria è l'idea che l'ebook possa essere uno strumento di "disintermediazione" tra l'autore e il pubblico. Cioè che si possa fare a meno di un intermediario, di quello che per i libri carta è l'editore.

Nel capitolo 9 di Libri liquidi ho cercato di analizzare il fenomeno della disintermediazione nel settore editoriale e sono giunto alla conclusione  che una vera disintermediazione non esiste: con i libri in formato elettronico ci sono nuovi mediatori. Sono il passaparola on line, i social network, i siti specializzati e sopratutto i distributori. In sostanza l'internet stessa.

E' dunque la Rete il nuovo editore? No, come vedremo tra poco. Per capire perché  dobbiamo partire dal ruolo economico e culturale dell'editore tradizionale.
L'editore è prima di tutto un'impresa commerciale. Il suo scopo è di fare profitti, vendendo un prodotto che è caratterizzato da un contenuto di idee. "Idee" può significare molte cose: saggi su ogni materia, poesia, narrativa, guide pratiche di qualsiasi tipo.

L'editore è una "fabbrica" che acquista un "semilavorato", quello che siamo abituati a chiamare "manoscritto". Il processo produttivo consiste nel trasformare questo semilavorato in un prodotto finito, il libro. Questo viene poi affidato a un'altra impresa, il distributore. Da qui ad altre imprese, come le librerie, la grande distribuzione o gli operatori del commercio elettronico. Insomma, siamo di fronte a una "filiera", non molto diversa da quella che caratterizza altri prodotti industriali.

Dov'è la differenza tra l'industria editoriale e tutti le altre? E' all'inizio della filiera, al momento in cui l'editore sceglie il libro da pubblicare. Ed è qui il problema di fondo di tutta la questione. Perché l'editore si propone come un intermediario della conoscenza. Dalle sue scelte dipendono le vendite dei libri, quindi la diffusione di idee, di saperi, di nozioni pratiche. O semplicemente di emozioni. Tutti elementi che, se un libro ha successo, diventano patrimonio della collettività.

Però non tutto funziona come si vorrebbe. Prima di tutto perché l'editore è, come abbiamo detto, un'impresa commerciale. Dunque la scelta di produrre un libro deve tenere presente il profitto della produzione. Un'opera di alto valore, ma che non ha i requisiti per attirare un sufficiente numero di lettori, nella maggior parte di casi non viene pubblicata. In qualche caso l'impresa editoriale deve trovare un equilibrio tra gli scarsi ricavi di qualche libro poco vendibile e gli utili generati da opere di grande successo.

Purtroppo oggi assistiamo spesso a operazioni editoriali che guardano più al successo commerciale che alla qualità del libro. Successo commerciale che in molti casi è indotto da astute operazioni di marketing. Come la moneta cattiva scaccia quella buona, così tanti brutti libri che si impongono nelle vetrine delle librerie o nelle trasmissioni televisive "uccidono" opere interessanti. Perché restano negli scaffali o non vengono pubblicate affatto.

Qui si innesta un altro aspetto critico. Forse, dal nostro punto di vista, il più critico di tutti. La difficoltà dell'autore di farsi pubblicare da un editore. La storia del libro è piena di opere che sono state rifiutate da decine di editori prima di raggiungere le librerie e un grande successo.

Succede per diversi motivi. Il più comune è che gli editori non riescono a tener dietro alla valanga di "manoscritti" che ricevono. In qualche caso il lettore incaricato di valutare l'opera di un autore sconosciuto non riesce a "sintonizzarsi" con lui e boccia inesorabilmente il libro. Il caso de Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa è forse il più significativo.

La soluzione, molte volte, è trovare un editore che pubblichi il libro a spese dell'autore. Questi diventa così un Autore a Proprie Spese, l'APS descritto così bene da Umberto Eco ne Il Pendolo di Foucault. Ma non sempre l'APS è un vanitoso che vuole solo gloriarsi della pubblicazione (tacendo sul fatto che l'ha pagata lui).  La pubblicazione a spese dell'autore non è solo vanity press. In molti casi è l'inizio di una carriera letteraria importante. Anche qui un esempio per tutti: Alberto Moravia con Gli indifferenti.

A questo punto siamo giunti al cuore del nostro discorso: l'ebook consente a qualsiasi autore di raggiungere il pubblico senza passare per il "filtro" dell'editore. E senza sborsare un euro, o quasi. L'APS diventa, gratis, editore di se stesso: da Autore a Proprie Spese a Editore a Zero Spese: EZS. E' una rivoluzione.

Cambiano molti aspetti del lavoro editoriale. Solo per fare un esempio, il percorso tradizionale che porta alla traduzione e alla vendita di un libro in altri paesi passa necessariamente per un contratto con un editore interessato, in genere per il tramite di un agente. Accade solo dopo che l'opera ha ottenuto un buon successo nella lingua originale. Con il self-publishing basta fare la traduzione. Dopo qualche ora il libro è in vendita on line in tutto il mondo.

A questo punto dobbiamo fare a noi stessi una domanda non banale: l'EZS è un editore a tutti gli effetti? Dalla risposta dipende in buona parte il futuro dell'editoria, ameno per i prossimi anni.
La risposta è negativa, almeno in buona parte. L'EZS non è un'impresa. Non c'è un capitale investito né quel fattore di rischio che caratterizza ogni attività imprenditoriale. Non c'è una catena produttiva. Non c'è la filiera che inizia con la fase essenziale della scelta dell'autore da pubblicare. Nell'editoria tradizionale autore ed editore sono, per loro natura, soggetti differenti. Nel self-publishing elettronico sono la stessa persona.

L'editore tradizionale  e l'EZS hanno in comune solo la necessità di promuovere il libro. Ma gli strumenti sono molto diversi. L'editore usa la pubblicità, la promozione sul punto di vendita, le presentazioni in pubblico, i passaggi televisivi e i rapporti con la stampa. Oggi usa anche i social network, che invece sono il canale quasi esclusivo dell'EZS.

E' proprio questo il punto cruciale del discorso. La Rete costituisce al tempo stesso il canale di promozione e di vendita del libro. Dunque le tre figure della filiera tradizionale, autore, editore e venditore, si fondono in una sola persona. Allora ci chiediamo se ha ancora senso parlare di "editore" per l'autore che pubblica e promuove la sua opera.

Credo di no. Credo che quella dell'Editore a Zero Spese sia una figura in qualche modo emblematica della nuova editoria, ma che non corrisponda a un'attività in qualche modo separata da quella dell'autore. Alla fine dei conti, col self-publishing l'editore non c'è più. E quindi viene meno anche la funzione di scelta delle opere da pubblicare, che resta il primo impegno dell'editore tradizionale, nel bene e nel male.

Qui il discorso giunge al punto di svolta, che si riassume in un'altra domanda: se non c'è più l'editore che sceglie che cosa pubblicare, chi prende il suo posto? La risposta è altrettanto semplice: nessuno.
Qualcuno dirà che le opere le sceglie la Rete. Ma, attenzione, la Rete non sceglie le opere da pubblicare, perché quando la Rete le valuta esse sono già pubblicate. La Rete sceglie i libri da leggere e deve farlo guardandosi da facili manipolazioni del consenso.

Questa è un'altra novità rilevante. Se con l'autopubblicazione il ruolo dell'editore viene assorbito, potremmo dire "incorporato" dall'autore, la rete dei lettori assume anche la funzione di recensore critico e promotore delle opere. Così nasce una nuova forma di mediazione tra l'autore e il suo pubblico. Che assomiglia in parte alla "disintermediazione" della quale si favoleggia quando si parla dell'internet.

In tutto questo gli editori tradizionali sono completamente spiazzati. E' chiaro che la sfida è rinnovarsi o perire. Ma non è questa la sede per discutere di come deve cambiare il loro lavoro.
A noi interessa capire come l'Editore a Zero Spese possa gestire il suo ruolo di non-editore. Ed è questa la nostra sfida. I metodi che dovremo applicare dipendono in buona parte dai tempi in cui l'ebook si diffonderà presso un pubblico diverso, e molto più ampio, di quelli che discutono nelle varie forme di reti sociali di oggi.

Questo è il pubblico che dobbiamo raggiungere. Quello, in Italia non molto numeroso, che legge i libri di carta e non ha ancora fatto propria l'idea che il libro può non avere più - e quindi non essere più - un "volume".

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