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Scott Turow su la Repubblica: poveri scrittori distrutti dall'e-book

Ricchi scrittori terrorizzati dal libro elettronico

In primo piano - 11.04.13
Il celebre scrittore di legal thriller è disperato per la pirateria, il prestito dei libri elettronici e il commercio di e-book "usati". E ritiene che l'ebook danneggi soprattutto gli autori meno famosi. Ma per lui sono un affare.

"Poveri scrittori distrutti dall'e-book". E' un articolo di Repubblica di carta (non rintracciabile nell'edizione web) del 9 aprile scorso, in prima pagina di spalla. L'autore è nientedimeno che Scott Turow, scrittore di legal thriller regolarmente piazzati nelle posizioni più alte delle classifiche di vendita, nonché avvocato. 

Si sa che titoli dei giornali non li scrivono gli autori degli articoli e spesso non sono coerenti con il testo. Ma questo è azzeccato, almeno in parte. Perché il pezzo è un riassunto dei luoghi comuni sui danni che gli ebook causerebbero agli autori e al mercato dei libri, sulla pirateria favorita dai motori di ricerca (che ci guadagnano con la pubblicità) eccetera eccetera. Ma alcune osservazioni meritano una riflessione:

Sembra che quasi tutti - editori, motori di ricerca, biblioteche, pirati e perfino qualche professore universitario ­ stiano cercando di fare i propri interessi a spese degli autori. Gli scrittori praticano una delle rare professioni la cui tutela è espressamente prevista dalla Costituzione, che prescrive al Congresso di «promuovere il progresso della scienza e di arti utili, garantendo per periodi limitati agli autori e agli inventori il diritto esclusivo sui loro scritti e sulle loro scoperte». L'idea è che una cultura letteraria variegata, creata da autori era di cui devono essere difese le fonti di di sostentamento, e di conse guenza l'indipendenza, rappresenta un elemento fondamentale per la democrazia.
Quella cultura ora è a rischio. Il valore del copyright sta subendo un rapido deprezzamento...

E' una questione di punti di vista. Non c'è dubbio che editori, motori di ricerca, biblioteche, pirati e perfino qualche professore universitario ­ stiano cercando di fare i propri interessi a spese degli autori. Ma è anche vero che soprattutto gli editori fanno i propri interessi a spese della diffusione della conoscenza e della cultura. Si pensi alla crescente durata dei diritti dopo la morte dell'autore; si pensi alla demenziale codifica "regionale" dei DVD, grazie alla quale chi ha comperato un film in America non può vederlo sul suo lettore in Europa; si pensi alle limitazioni alla copia per uso personale o alla fruizione di un contenuto su un apparecchio diverso da quello "accreditato" all'inizio. E via elencando.

Ma ecco il vero problema di Scott Turow:

Prendete gli e-book. Per gli editori sono molto meno costosi da produrre: niente spese di stampa, niente spese di magazzino o di trasporto; e, a differenza dei libri cartacei, non c'è rischio che il rivenditore rimandi indietro le copie invendute. 
Ma invece di usare i soldi risparmiati per essere più generose con gli autori, le sei case editrici più importanti - cinque delle quali l'anno scorso sono state portate in tribunale dalla Divisione antitrust del Dipartimento della giustizia per aver fatto cartello sui prezzi degli e-book - hanno tutte insistito in modo rigido per inserire clausole che limitano i diritti sulle edizioni elettroniche al 25 percento degli incassi netti, più o meno la metà delle royalty che l'autore percepisce tradizionalmente su una copia cartacea in  hardcover. 
Gli autori di bes t seller hanno la forza per negoziare una royalty implicita più alta, anche se gli editori diranno che non è vero. Ma gli scrittori che non vendono così tanto con questa nuova percentuale subiranno una decurtazione dei guadagni, un processo che si accelererà man mano che il mercato virerà verso il digitale
.

E' vero il contrario. Turow, dall'alto delle sue royalty, non si accorge che gli ebook sono una vera manna per gli autori esordienti, quelli che non riescono a farsi pubblicare da un editore di qualche rilievo, e solo con gli ebook possono incassare un po' di diritti, se il pubblico apprezza le loro opere (diritti comunque molti più consistenti di quelli che potrebbero  spuntare da un editore tradizionale).

Tutto questo senza considerare un dato ormai chiaro da tutte le ricerche compiute nei paesi in cui il mercato degli ebook ha raggiunto una dimensione significativa: il libro elettronico stimola il consumo; chi ha un ebook reader compera più libri di quanti ne comperava prima. Il costo più basso e la maggiore facilità di acquisto creano nuovi lettori, e non solo tra i più giovani.

La pirateria è un problema? Certo, se per pirateria intendiamo la "condivisione" gratuita su vasta scala di opere sul mercato. Ma il danno è minore di quello che lamentano gli editori. Infatti molti "scariconi" a sbafo non comprerebbero mai gli stessi contenuti. Dunque queste copie abusive non comportano un danno economico per i titolari dei diritti, ma un guadagno in termini di pubblicità. E poi la pirateria su vasta scala si può combattere colpendo i (relativamente) pochi che mettono a disposizione opere protette, piuttosto che cercare di prendersela con i troppi che le scaricano.

In conclusione, caro avvocato Turow, se scopre qualcuno che diffonde abusivamente le sue opere, invece di scrivere un articolo, scriva una denuncia. E' il suo mestiere, no?
E poi, perché si ostina a far pubblicare i suoi libri anche in formato ebook? Se si sente "povero" e "distrutto" da questa innovazione, ne faccia meno. Farà a meno anche dei relativi diritti, che certamente le arrivano copiosi. Nonostante la pirateria.

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© Manlio Cammarata 2014

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