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Tra primavera digitale e crisi del libro, si conclude il Salone

Torino 2012. Editori sull'orlo di una crisi di carta

"La tempesta perfetta", secondo l'Associazione degli editori, con un drammatico calo delle vendite. Ma il libro elettronico fa passi avanti. Il mondo cambia, ma qualcuno vorrebbe ancora di restare al passato.

Manlio Cammarata - 15.05.12 

"Primavera digitale" era il titolo dell'edizione di quest'anno. Ma per il Salone del libro era ancora inverno. Niente catalogo elettronico: se chiedevi al banco delle informazioni dove fosse un editore, ti consegnavano una mappa di carta. E dovevi cercare da solo. Tanto per fare un paragone, lo SMAU ha il catalogo on line e su CD-ROM da più di vent'anni (ho ancora l'edizione del 1989, non so se fosse la prima).

Il Wi-Fi nelle sale del Lingotto? Solo... sulla carta. Internet point? Nemmeno a parlarne. File snervanti, perché le procedure di accreditamento sono ancora manuali. Insomma, il mondo del libro italiano è ancora "analogico".
E il libro analogico, cioè di carta, sembra attraversato da una crisi profonda. Che, almeno in parte, ha le sue radici nella situazione economica (consumi -6,3 per cento, reddito disponibile -12,3 per cento, secondo la Banca d'Italia).

Cifre richiamate nel convegno dell'Associazione Italiana Editori (AIE) intitolato "La tempesta perfetta", come premessa ai numeri dei libri: tra il 2010 e il 2011 il numero dei lettori - già pochi in confronto a quelli degli altri Paesi - è sceso del 2,7 per cento; tra marzo 2011 e febbraio 2012 la pubblicazione mensile di novità è scesa del 28,8 per cento. E via enumerando, con le mani nei capelli.
Ma gli ebook crescono. I lettori erano 350.000 nel 2010 e 1,1 milioni nel 2011. Oggi costituiscono oggi, più o meno, l'1 per cento del mercato dei libri. Qualcuno si spinge a prevedere il 4 per cento alla fine del 2013.

Qualche speranza è venuta dal consuntivo della manifestazione: più visitatori, più libri venduti rispetto allo scorso anno.
Ma la vera preoccupazione degli editori italiani è legata all'avanzata dei libri liquidi e delle aziende che ne controllano il mercato. Amazon è il primo nemico. Qualcuno ha addirittura ipotizzato un'azione antitrust nei confronti del colosso americano. Dimenticando forse che Amazon è sbarcata in Italia solo alla fine del 2011, quando da più di un anno c'erano migliaia di titoli in formato elettronico ed erano in vendita diversi modelli di reader "nazionalizzati".

Altri hanno parlato di "colonizzazione culturale". Ma nel campo dei libri elettronici la colonizzazione può fare solo bene: modelli di vendita e di fruizione più agili, prezzi che attirano i lettori, velocità nella filiera editoriale. La cultura la fanno i testi pubblicati, poco importa se li distribuisce un'azienda americana o di qualche altra parte del mondo.

La "pirateria" è uno spauracchio sempre presente e frena le iniziative. Ma chi continua  a pensare che la copia abusiva sia un problema degli ebook, vada a cercare su Google: non c'è libro di successo, pubblicato su carta, che non abbia la sua versione pirata in formato PDF.

Per fortuna qualcuno incomincia a capire che il primo ostacolo da rimuovere per la diffusione degli e-book è costituito dai sistemi di protezione, i famigerati DRM: irritano il lettore che acquista regolarmente un ebook, mentre sono del tutto inutili per impedire la copia abusiva. Una voce di costo che si può eliminare. Anche se non si accetta l'idea che la pirateria favorisca la vendita dei libri (vedi Paulo Coelho:  i miei ebook a 99 centesimi).

Ancora. Preoccupa gli editori il fenomeno del self publishing. Oggi chiunque può pubblicare un libro senza sottoporsi al vaglio di quello che da secoli è l'intermediario tra l'autore e il pubblico. Ci sono nuovi intermediari, quelli che offrono le piattaforme di pubblicazione senza filtri e con costi molto bassi.
L'editore è destinato a perdere il suo ruolo storico?

Il dato di fatto è che il libro autopubblicato viene valutato direttamente dal pubblico, dalla Rete. E a nulla servono le fascette che salutano di volta in volta il capolavoro del secolo, l'esordiente geniale, l'ennesima inesistente edizione di un libro-spazzatura (vedi Troppe fascette per troppe edizioni: troppi editori? di Andrea Monti).

Di fronte a queste novità gli editori dovrebbero ritrovare il loro antico ruolo di selezionatori e promotori dei buoni libri. Invece di inseguire un mercato fatto di mode presunte, come quella dei misteri medioevali, dei thriller sanguinari. Oltre che pubblicare quasi solo opere di sicuro successo, perché sono best-seller all'estero, o perché l'autore è un personaggio televisivo.

Ma prima di tutto dovrebbero adeguare la filiera al tempo del Web. Troppi libri restano accatastati in attesa di qualcuno che li valuti; troppo tempo passa tra il momento in cui l'editore riceve un "manoscritto" e il momento in cui, qualche volta, l'opera va in libreria. Oggi ci vogliono almeno sei mesi. Ma in Rete un ebook può diventare un successo in sei giorni. Succederà, prima o poi. E succederà anche che qualche piccolo editore diventerà grande, perché non sarà paralizzato dai riti e dalla burocrazia delle maggiori case editrici, che oggi "fanno il mercato".

Attenzione, però: quello che conta nel mondo dei libri, e conterà sempre di più, è la qualità dello scritto. Alla lunga non c'è marketing, o web-marketing, che tenga. Il successo di un libro o di uno scrittore lo decide sempre il pubblico.

Ho sentito un autore incominciare così la presentazione del suo libro: "Questo è un thriller alla Dan Brown".
Come dire: non avevo un'idea mia. Avrei voluto alzarmi e andarmene, ma ho avuto pietà:  mi trovavo in quello stand per altri motivi ed ero l'unico spettatore della presentazione. Naturalmente ripresa con una webcam e diffusa in Rete.

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