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Innovazione: la carta scompare, il PDF va verso il tramonto?

C'è ancora uno Scriba nel Palazzo. Ma produce ebook

In primo piano - 23.07.12
Il Servizio informatica del Senato ha adottato l'ebook per la diffusione dei documenti. Ora tutti gli atti e i disegni di legge sono anche in formato liquido. E i dossier sono "on demand" per senatori e cittadini.

Qualcuno si attarda ancora a discutere se i libri di carta sono destinati a sparire. E forse non si accorge che quello che sta scomparendo è la carta stessa. I fascicoli, i faldoni, i carrelli che li trasportano da un ufficio all'altro. I tavoli, gli armadi e gli scaffali che si piegano sotto il peso di tonnellate di carta. Tutto questo ha gli anni contati, se non proprio i giorni. Perché il testi liquidi sono ormai una realtà anche dove meno te li aspetti: nei Palazzi delle istituzioni.

E' vero, il binomio "istituzioni e tecnologie" non gode di buona stampa in Italia. Le telecronache dal Parlamento mostrano molti nostri rappresentanti che palpeggiano lucidissimi iPad durante le sedute. La politica - soprattutto la polemica - si esprime sempre più spesso attraverso i social network. Deputati e senatori hanno finalmente abbracciato la causa delle tecnologie?

Non si direbbe, a sentire certi discorsi e a scorrere proposte legislative che rendono ancora attuale il motto di qualche anno fa Quando sento la parola "internet"... (vedi l'articolo del lontano 2001).
Ma un conto sono le aule, un conto sono le strutture che le fanno funzionare. Qui il discorso cambia e le tecnologie sono usate con cognizione di causa.

Ne ho parlato poco tempo fa, in un post che si intitolava Gli ebook del Senato, oltre i libri in formato elettronico. Nel quale davo conto, in breve, di una novità molto interessante: non solo i testi disponibili in formato ebook, ma anche la possibilità di comporre come ebook qualsiasi dossier su qualsiasi argomento, via web e con pochi clic. Il software si chiama Scriba, come i segretari del Senato dell'antica Roma.

Anche nel Senato di oggi c'è molto di antico. Memorie di signori del Rinascimento, di papi e di re. Ma nelle storiche sale ci sono anche dirigenti che custodiscono le  tradizioni senza chiudere la porta alle innovazioni. Così, mentre fuori qualcuno insinua che l'ebook sia un'invenzione del diavolo, a Palazzo Madama si accetta l'idea che il libro liquido sia utile per far funzionare meglio l'istituzione.

Qualcuno parlerà di "rivoluzione copernicana". In realtà è solo un passaggio di un lungo percorso di sfruttamento delle tecnologie, incominciato molti anni fa con la pubblicazione dei lavori parlamentari e dei disegni di legge (chi ama sfogliare vecchi bit trova su InterLex una serie di articoli sull'argomento nella sezione Il diritto di accesso - il primo è del 1993!).

Per capire come funziona il nuovo sistema sono andato a vedere di persona. Giacca e cravatta di rigore, in un torrido pomeriggio di luglio, insieme al mio vecchio complice Corrado Giustozzi (che in un prossimo articolo ci spiegherà come si sviluppa il percorso dalla carta all'ebook). Intorno al tavolo il responsabile del Servizio informatica del Senato, l'ingegner Mauro Fioroni, e i due autori del progetto Scriba,  Carlo Marchetti e Roberto Battistoni.

Una lunga chiacchierata per capire come la pubblicazione degli atti in formato ebook sia parte di un progetto molto più ampio: l'abolizione della carta o, con un termine più tecnico, la dematerializzazione della documentazione. Dematerializzare significa prima di tutto risparmiare un mucchio di soldi e semplificare i flussi documentali. Ma per ottenere questi risultati è necessario "reingegnerizzare i processi".

Questa orribile espressione racchiude la sostanza dell'innovazione. Perché non basta rendere disponibile sull'internet o su una intranet i documenti, invece che distribuirli fisicamente sul supporto cartaceo. Nel momento il cui non c'è più il documento fisico, la sua gestione e il suo utilizzo si devono a loro volta dematerializzare. Non ha senso compulsare un disegno di legge sul tablet e poi andare a vedere su una vecchia bacheca dove e quando sarà discusso, o sfogliare chili di carta per studiare gli emendamenti e collazionare i testi.

Quindi si devono disegnare tutti i collegamenti tra i documenti e i processi che li riguardano. La gestione dei passaggi tra i vari uffici, la distribuzione a centinaia di destinatari, la ricerca e l'organizzazione di tutti i testi correlati, i collegamenti ai  calendari dell'aula e delle commissioni, sono uno "sporco lavoro" che può essere svolto da sistemi informatici con un'efficienza molto più alta di quella raggiungibile dagli umani. E con un risparmio sui costi, fondamentale in tempi di spending review.

Questo è il senso del progetto che vede gli ebook del Senato come un punto di passaggio più che un traguardo. Nel momento in cui un parlamentare può avere sul suo tablet o sul PC, in pochi secondi, tutta la documentazione che gli interessa su un determinato argomento, l'intera attività legislativa può registrare un progresso sostanziale.

Un parlamentare? Non solo: tutti i testi pubblici, e anche l'applicazione che serve a trovarli e a raccoglierli, sono a disposizione dei cittadini. Sul web, senza formalità, con le procedure "Google-like" che ormai in tanti conoscono e usano ogni giorno con naturalezza. Anche con un servizio RSS. Questa è, finalmente, la prima seria realizzazione di quel "diritto di accesso" che si chiede da anni.
Ciliegina sulla torta: il progetto Scriba è rilasciato in open source. Chiunque può usarlo, adattarlo, contribuire alla sua evoluzione.

Mi fermo qui, senza entrare nei dettagli, perché anche questi sono a disposizione di tutti nei siti del Senato (i link sono alla fine della pagina). Ma ci sono fare ancora un paio di considerazioni. Anzi, due domande.

La prima è ancora per la serie spending review: perché i due  rami del Parlamento non mettono in comune le rispettive esperienze tecnologiche? Senato e Camera dei deputati  hanno sistemi informativi separati, procedure differenti, modi diversi di comunicare con i cittadini. Tutto questo comporta non solo complicazioni tecniche, ma anche un inutile aggravio di costi. L'unificazione, o almeno il "riuso" comune delle tecnologie più avanzate già disponibili, potrebbe contribuire al contenimento dei famigerati "costi della politica".

La seconda domanda riguarda l'evoluzione dei processi di dematerializzazione. Che fine faranno gli strumenti che stiamo usando, il particolare il PDF? Oggi i testi si leggono con strumenti nuovi, con gli ebook reader, i tablet e persino i telefonini. Il PDF non funziona più. Non è abbastanza liquido e non si adatta ai piccoli schermi (se non, in qualche caso, al prezzo di faticosi compromessi). L'ePub sta uccidendo il PDF? La vera vittima della dematerializzazione è la carta ma, per certi impieghi nessuno la rimpiange. Anche perché diminuendo l'uso della carta si risparmia un mucchio di soldi e si fa un favore all'ambiente.

Il PDF è nato per la stampa su carta ed è usato soprattutto per riprodurre su uno schermo l'aspetto di un documento di carta. Ma quando il documento nasce e vive in formato liquido, e la carta non c'è più, il PDF non ha ragione di esistere.
Certo, la sua fine non è vicina. Anche perché non si vedono ancora applicazioni che consentano a un utente normale di produrre con facilità i testi liquidi che oggi sanno fare, più o meno bene, solo pochi specialisti.

Per saperne di più
La pagina del sito del Senato dalla quale si possono cercare i testi
Il sito dell'applicazione Scriba, dalla quale si possono comporre i dossier in formato ebook
La pagina di accesso alle risorse web della rete del Senato, ottimizzata per i tablet
Il sito del progetto Scriba come applicazione open source

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