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C'è qualcosa di strano nella storia del best-seller di J.K. Rowling

Il flop di un esordiente che si chiama Robert Galbraith

In primo piano - 30.07.13
Abile mossa di marketing o vicenda reale? Il "caso Galbraith" presenta qualche punto oscuro, ma conferma quello che nessun editore vuole riconoscere: oggi il successo non viene dalla qualità del libro, ma dalla notorietà dell'autore. 

Breve riassunto di una vicenda troppo nota. La celebre e ricchissima scrittrice J.K Rowling (autrice della saga di Harry Potter) pubblica un thriller sotto falso nome: un flop, nonostante le critiche favorevoli. Dopo due mesi si "scopre" che sotto lo pseudonimo di Robert Galbraith si nasconde nientepopodimeno che la Rowling.  Ed è subito best-seller.

Per chi, come noi, si occupa di autori esordienti, self-publishing e dintorni, la vicenda di  "The Cuckoo’s Calling" (Il richiamo del cuculo) merita qualche considerazione oltre la mera cronaca. Perché in tutta la storia c'è qualcosa di strano.

Uno: un solo rifiuto da un solo editore? Subito dopo la rivelazione, Kate Mills, editor di narrativa di Orion Books, ha confessato via Twitter di avere rifiutato la pubblicazione: «Allora, ora posso dire che ho rifiutato JK Rowling. L’ho letto e ho detto di no a “The Cuckoo’s Calling”. Chi altro l’avrebbe mai confessato?». La valutazione di Mills era «ben scritto ma niente di che».
Riflettiamo un attimo: lo sconosciuto Robert Galbraith aveva inviato il suo "manoscritto" solo alla Orion Books? Certamente no. Rowling conosce bene, anzi benissimo, il mondo editoriale. E sa che un autore esordiente deve bussare alle porte di molti editori, nella speranza che qualcuno trovi la sua opera degna di pubblicazione. Quanti rifiuti ha collezionato il sedicente Mr Galbraith? Sarebbe interessante saperlo.

Due: il flop nonostante le critiche favorevoli (ma questo non è strano). “The Cuckoo’s Calling” era stato accolto da critici entusiasti. «Un debutto scintillante», «a bocca aperta»,  «avevo pensato che fosse stato scritto da uno scrittore molto maturo e non da un esordiente» e via elogiando.
Nonostante queste premesse, il libro aveva venduto 1.500 copie dal 18 aprile, il giorno della pubblicazione, al 13 luglio, il giorno della rivelazione. Una cifra che in Italia non sarebbe male, ma nell'immenso mercato dei libri in lingua inglese è molto modesta.  Ma non c'è nulla di strano. Si sa che per vendere un libro non bastano le critiche favorevoli.

Tre: basta il nome per fare il best-seller. Appena è venuto fuori che il misconosciuto Robert Galbraith è in realtà la signora dei best-seller, le vendite sono esplose.
Allora fanno bene gli editori che pubblicano quasi solo "firme" note, cioè scrittori già affermati o personaggi di fama televisiva, cinematografica o sportiva. Anche se la loro produzione "letteraria" è fatta di ricette di cucina o asseriti metodi per dimagrire, o è semplicemente opera di qualche ghost writer?

Quattro: i conti non tornano. Amazon avrebbe rivelato che il primo giorno dopo l'epifania di mrs Rowling le vendite sarebbero aumentate del 500.000 per cento (non ho trovato la fonte di questa probabile panzana). E' praticamente impossibile, come si può dimostrare con un semplice conto nasometrico: 1500 copie in tre mesi significa circa 17 al giorno; moltiplicate per 500.000 fanno più di 8.000.000. Nessun editore può essere così folle da tenere in magazzino otto milioni di copie di un libro, neanche se l'autore dichiarato è J.K. Rowling. E non può stamparle in una notte.

Cinque: un best-seller con lo sconto? Ieri, 29 luglio, “The Cuckoo’s Calling” era in vendita su Amazon UK con lo sconto del 50 per cento (da £ 16,99 a 8,99 in hardcover, in brossura 7,99, niente sconti). In genere un taglio di questa grandezza si fa per smaltire le giacenze di un libro invendibile, non certo per un best-seller con due settimane di vita. Strano, no?

Sei: bravo l'ufficio stampa! L'improvviso, sincronizzato chiasso mediatico intorno alla rivelazione sa tanto di campagna stampa orchestrata con perizia. Da rilevare che la maggior parte dei giornali on line in lingua inglese ha pubblicato testi che appaiono frutto di elaborazioni redazionali; invece quasi tutti gli organi di stampa italiani hanno ripreso con poche varianti le notizie d'agenzia. Osservazioni originali solo su qualche blog (provare con Google per credere).

Sette. Gatta ci cova. Non sarebbe la prima volta che un noto scrittore pubblica sotto pseudonimo libri che non rientrano nella sua linea consueta. E' il caso, per fare un solo esempio, di Salvatore Albert Lombino (diventato scrittore di successo come Evan Hunter), che ha pubblicato con la firma di Ed McBain la bella serie di polizieschi dell'87° Distretto.
Mrs Rowling avrebbe detto che il suo editore, David Shelley, è stato "un vero complice" nell’operazione. E tanto dovrebbe bastare per chiudere il "caso".

Alla fine dei conti, tutta la faccenda mi ricorda i "casi letterari" che esplodono nei comunicati stampa degli editori prima ancora che il volume sia uscito dalla tipografia.
Per verificarlo ho tirato giù le prime pagine del libro dal sito del Kindle. Non conosco abbastanza a fondo la lingua inglese per valutare la qualità della scrittura, ma dall'incipit e dalla trama posso trarre una conclusione personale, da accanito lettore di thriller: niente di originale. Brava Kate Mills!

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