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Dal convegno del Collegio Ghislieri del 21 novembre 2013

Il libro e il giornale li leggo al telefono

In primo piano - 21.11.13 (pubblicato il 24.02.14)

 
LA BABELE DELLE BIBLIOTECHE
(Ebook e problemi dell'editoria digitale)

Pavia, Collegio Ghislieri, 21 novembre 2013

“Ebook e problemi dell’editoria digitale”, recita il sottotitolo di questo convegno. Ma siamo sicuri di sapere che cos’è un ebook?
Per qualcuno è un pezzo di plastica che svilisce l’idea stessa di “libro”. Invece l’ebook reader è solo uno degli attrezzi per leggere che la tecnologia ci mette a disposizione. Il libro in formato elettronico non è l’apparecchio per leggerlo, ma quello che oggi definiamo un “contenuto”, che può assumere forme diverse a seconda del “contenitore” che usiamo di volta in volta (e per questo si parla di “contenuti liquidi”).

D’altra parte è indiscutibile che un capolavoro letterario – o un libro di bassa qualità – restano tali sia quando sono finemente stampati in un prezioso volume rilegato in pelle sia quando si presentano in una modesta edizione tascabile. Sotto questo punto di vista La Divina Commedia in formato economico non è meno importante di un’antica edizione in-folio con le incisioni di Gustave Doré.

Il problema è capire che cosa vuol dire oggi leggere (o pubblicare) un ebook e quali siano le prospettive di sviluppo della nuova forma editoriale. Per questo può essere utile il confronto con un altro mezzo di riproduzione, che ha subito un’evoluzione simile, anche se più veloce: il disco audio.

Qualcuno di noi ha ascoltato nella sua infanzia i “78 giri”: pochi minuti di musica di qualità scadente, una rapida usura, un’impressionante fragilità. Poi arrivarono i dischi di vinile a 33 e 45 giri: infrangibili, più capienti, con una riproduzione molto più fedele. Ma sempre soggetti a un veloce deterioramento. Il piccolo “45 giri” introdusse una novità importante: la portabilità. I “mangiadischi” degli anni ’60 del secolo scorso cambiarono il modo di ascoltare la musica.

Una rivoluzione si verificò negli anni ’70 con la diffusione della musicassetta, il primo apparecchio che consentiva l’ascolto “in mobilità”, come diciamo oggi. E che permetteva di copiare la musica con apparecchi di uso domestico. La qualità era spesso scadente, ma c’erano anche dispositivi ad alta fedeltà.

Tutto questo avveniva in un contesto tecnologico che è definitivamente tramontato, quello della riproduzione “analogica”.

Negli anni ’80 iniziò la rivoluzione digitale. Comparvero i CD, i dischi “compatti” con le informazioni registrate sotto forma di bit. Praticamente indistruttibili, con una altissima fedeltà della riproduzione, hanno cambiato il mercato della musica riprodotta. I dischi in vinile (questo dato è interessante quando si parla di ebook) non sono scomparsi, ma costituiscono una “riserva indiana” frequentata da pochi appassionati.

Ma ora ci troviamo di fronte a una situazione del tutto nuova: anche il CD è sul viale del tramonto. E’ arrivato il formato MP3, che rende la musica “trasportabile” a distanza in poco tempo. La nuova frontiera è costituita da prodotti musicali che non sono registrati su supporti materiali, ma sono puri “contenuti” che possono essere “scaricati” dall’internet e conservati su supporti personali. O anche ascoltati in streaming, cioè mentre vengono trasmessi.

Il video ha subito un’evoluzione simile, con le differenze dovute alla maggiore complessità tecnica e alla maggiore quantità di dati da immagazzinare o da acquisire dalla Rete.
I giornali non sono da meno: un pubblico sempre più numeroso trova inutile andare all’edicola e comperare un mucchio di carta con le notizie di ieri, le stesse che sono state già lette, viste e sentite molte ore prima “in tempo reale”, attraverso il computer, il tablet o il telefonino.

In questo contesto anche il libro fa la sua parte: si digitalizza, si dematerializza, si acquista in Rete. Si legge sul computer, sul tablet, sul telefonino sempre più smart. Soprattutto è comodo da conservare e leggere su un apparecchietto fatto apposta, l’ebook reader, che per di più costa poco. Non è difficile prevedere che anche per i libri si diffonderà presto la lettura in streaming, con il testo che non è memorizzato sull’apparecchio, ma arriva da una “nuvola” a mano a mano che procede la lettura.

Qualcuno potrebbe osservare che il libro in formato digitale arriva in ritardo, considerando che le parole sono molto più “leggere” da trattare e da trasmettere rispetto ai suoni e alle immagini. Infatti i primi esperimenti di libri in formato digitale risalgono all’inizio degli anni ’70 del secolo scorso. Se l’ebook si diffonde solo ora è perché solo da pochi anni è stata messa a punto una tecnologia che ci permette di leggere su uno schermo elettronico come leggiamo sulla carta.

Anzi, “meglio” di come leggiamo sulla carta. Perché possiamo decidere noi la grandezza del carattere (e spesso anche il tipo e l’interlinea). Perché possiamo portare in tasca una grande quantità di libri – in questo momento io ne ho più di cento – e possiamo leggere lo stesso libro su apparecchi diversi, ritrovando sempre automaticamente il punto in cui ci eravamo fermati. Perché con l’ebook abbiamo anche la possibilità di cercare e trovare in pochi secondi parole o frasi tra migliaia di pagine.

Certo, i problemi non mancano. Siamo ancora in una fase iniziale, i titoli sono ancora pochi e soprattutto sono relativamente poche le persone che leggono ebook. La prima conseguenza è che un libro pubblicato solo in formato elettronico non ha la possibilità di raggiungere i milioni di lettori legati alla carta stampata.

Un altro aspetto nuovo, che apre prospettive interessanti, è il self-publishing, la pubblicazione diretta da parte dell’autore, a costi vicini allo zero. Oggi l’effetto è una quantità smisurata di libri autopubblicati, con una qualità media del contenuto e della forma editoriale che fa cadere le braccia. Ma questa è una nuova sfida: come far emergere dal mare magnum dell’editoria spontanea le opere di valore e gli autori che scriveranno i best-seller di domani.

Per questo gli editori tradizionali dovranno inventarsi forme diverse di scouting, di ricerca dei nuovi autori. E anche nuove catene di produzione, di promozione e di vendita. E’ una questione di sopravvivenza. Ricordo che quarant’anni fa scuotevo la testa, molto scettico, di fronte alle prime proposte di fotografia elettronica. La morte della pellicola mi pareva impensabile. Avrei riso se qualcuno che mi avesse detto che un giorno la Kodak sarebbe fallita. E invece…

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