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Ecco Masterpiece, dove si parla di improbabili autori e non di libri

La televisione che non sa né leggere né scrivere

In primo piano - 04.12.13
Nel "primo talent show per aspiranti scrittori" c'è tutto, tranne la scrittura. In un Paese dove i lettori sono così pochi, si dovrebbe parlare di libri. Di tutto il bello che c'è nei libri. Invece si cerca il "personaggio" da vendere.

Scusate il ritardo. Ho dovuto aspettare un paio di giorni per smaltire l'arrabbiatura provocata dalla visione della terza - e per me ultima - puntata di Masterpiece. Non avevo visto la prima, perché mi era bastata la lettura della scheda di iscrizione per intuire il taglio del programma e tenermene alla larga.

Le polemiche seguite all'esordio del "primo talent show per aspiranti scrittori" mi hanno incuriosito. Allora ho guardato una parte della seconda puntata. Quanto è bastato per compatire il povero Walter Siti, uno scrittore vero, impegolato in una "cosa" che con i libri aveva ben poco a che fare.

Per puro scrupolo professionale - i libri, in un modo  nell'altro, sono il mio mestiere - mi sono somministrato quasi tutta la terza. O forse è stato un attacco di masochismo, non so.
Domenica prossima, se passerò la sera in casa, leggerò un libro. E' banale, d'accordo, ma un buon libro è la migliore alternativa alla brutta televisione. Se teleguardi qualcosa, non puoi leggere. Se vuoi leggere, spegni la TV.

O la pagina, o lo schermo. Forse questo dilemma riassume il difetto genetico di Masterpiece: se si fa televisione, nella sua forma più corriva, è difficile trattare di argomenti impegnativi come la letteratura.

Eppure ci sono programmi Rai che sanno parlare di libri, sanno far parlare gli scrittori e fanno venire la voglia di leggere.  Che tempo che  fa è l'esempio più immediato. C'era Per un pugno di libri, dedicata ai ragazzi, che parlava di libri facendo divertire. C'era Le storie - diario italiano di Corrado Augias, esempio di televisione garbata e intelligente. Attirava un pubblico numeroso, nonostante l'orario infelice. Ora al suo posto c'è Pane quotidiano di Concita De Gregorio, che ne ha raccolto bene l'impegnativa eredità.

Tutto questo per dire che alla TV si può parlare di libri nel modo giusto, anche nell'orario sbagliato. Ma sono appunto "i libri" l'argomento importante, non le macchiette, i casi pietosi, un allenatore (pardon, un coach) improbabile quanto inutile. Per non parlare di un presunto esercizio di scrittura, più adatto a una competizione tra giornalisti che tra aspiranti scrittori.

Il premio finale - centomila copie stampate da un importante editore - la dice lunga a chi conosce lo stato dell'editoria nel nostro Paese. Oggi bastano poche migliaia di copie per raggiungere i primi posti nelle classifiche. Nessun editore, neanche in grave stato di ubriachezza, può pensare a una prima tiratura di centomila, nemmeno per un best-seller "sicuro". Dunque si scommette non sul libro, ma sul "quarto d'ora di celebrità" del vincitore. In questa Italia con così pochi lettori, è una scommessa rischiosa.

In Masterpiece c'è tutto, tranne i libri. Forse la trasmissione si salverebbe se il pubblico potesse scaricare le opere in gara e capire di che cosa stanno parlando i giudici-conduttori con i ben "allenati" concorrenti. Ma i libri non ci sono.
Però, sfogliando le pagine del sito del programma, si può capire molto del vuoto culturale che lo affligge.

Si legge nella pagina di presentazione del programma: "Quasi cinquemila dattiloscritti arrivati in redazione, oltre settecentomila pagine lette, centinaia di persone provinate: tra questi numeri si nasconde il vincitore e nuova promessa letteraria italiana".
Provinate. Provinate?
Per scoprire uno scrittore non si legge il libro, si "provina" l'autore!

E poi: "Ogni settimana inoltre ospiti del mondo letterario arricchiscono il programma, interfacciandosi con i concorrenti e le sfide che dovranno affrontare".
Gli ospiti che "si interfacciano" non solo con i concorrenti, ma anche con le sfide. Che lingua è questa?

Probabilmente l'autore di questa prosa infame è lo stesso che ha scritto le ultime righe, identiche, nelle pagine di Wikipedia dedicate ai tre "giudici" Giancarlo De Cataldo, Taiye Selasi  e Andrea De Carlo. Con una  formidabile sgrammaticatura: "Dal novembre 2013... è giudice del talent show di Rai Tre Masterpiece, primo talent show letterario al mondo, che permetterà il vincitore di pubblicare il suo primo romanzo con Bompiani".

"Permetterà il vincitore", per tre volte, non è un refuso. E' la televisione analfabeta, la televisione che non sa né leggere né scrivere. O forse è un sabotaggio, la ribellione della scrittura contro la televisione che cerca di ucciderla.

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