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A proposito di librerie che chiudono e megastore che aprono

Se l'ebook è il diavolo, la carta non è l'acquasanta

La "rivoluzione" non è l'ebook, né il connubio tra libri elettronici e libri di carta. E' nell'opportunità di sfruttare i libri liquidi per generare un mercato di qualità al di fuori dei banconi dei supermercati di volumi precotti.

Manlio Cammarata - 24.04.12

"Si scimmiotta l'America con l'idea che l'e-book sia il futuro".
Da una settimana mi balla in testa questa frase, scritta da Pietrangelo Buttafuoco su la Repubblica, R2, cultura, del 17 aprile scorso. Perché i casi sono due: o sono io che non ho capito niente e riempio queste pagine di inutili sciocchezze, o è in ritardo la "cultura" che si esprime anche con autorevoli firme sugli autorevoli inserti di autorevoli testate.

La frase che ho citato all'inizio è in un documentato articolo, "Piccole librerie spariscono", che denuncia la situazione disperata in cui versano i tradizionali negozi di libri. Una denuncia da condividere senza riserve, che si leva da tanto tempo nel deserto della disattenzione.  Non si trova una soluzione. Che è peraltro difficile da inventare, se si crede che la diffusione degli ebook sia uno scimmiottamento dell'America e che sia una colpa della crisi delle librerie.

La vera, più devastante colpa, si legge in un articolo a fianco di quello di Buttafuoco, a firma di Maurizio Bono, che si intitola "L'ultima rivoluzione - Ebook e volumi insieme". Bono esordisce parlando de "il diavolo e l'acquasanta sotto lo stesso tetto". Dove - l'avete già capito - il diavolo è l'ebook e l'acquasanta il libro di carta. E dove la rivoluzione è nel fatto che una parte significativa della distribuzione in Italia ha pensato di aprire degli store fisici dove i libri di carta convivano con l'editoria elettronica.

Allora è il caso di ricordare che il mercato degli ebook è stato "inventato" dai distributori dei libri di carta. Quello che si può considerare il primo e-book reader, nel senso in cui lo intendiamo oggi, è stato lanciato nel 1988 da Barnes & Noble, la più grande catena di librerie degli Stati Uniti. Mentre il mercato di massa degli ebook è stato aperto nel 2007 con il Kindle di Amazon, il più grande distributore online di libri tradizionali.

Dunque non c'è niente di rivoluzionario nel progetto di cui parla Maurizio Bono: è solo una tardiva presa d'atto dell'evoluzione del mercato. Un mercato che deve guardare alle nuove generazioni, quelle dei "nativi digitali". Per i quali è del tutto normale leggere su dispositivi elettronici i cui contenuti  sono acquisiti dalla Rete. E tutto questo non significa "scimmiottare l'America", come sostiene Buttafuoco.

Consideriamo la questione da un altro punto di vista. I motori di ricerca, e in particolare Google, hanno cambiato profondamente il modo di ottenere le informazioni che ci interessano. Quando cerchiamo qualcosa con Google - e tanti di noi lo fanno diverse volte al giorno - scimmiottiamo l'America o ci serviamo di un sistema che organizza con strumenti nuovi uno sterminato universo di conoscenza?

Il problema dei rapporti tra il mondo degli ebook e l'editoria tradizionale deve essere affrontato su una base diversa, se si vuole che il libro conservi - anzi, accresca - il suo ruolo culturale. L'allarme per la progressiva scomparsa delle librerie è giustificato. Perché con le librerie scompare una catena di "centri nervosi" della conoscenza e della cultura. Un lettore sceglie un libraio perché quel libraio sceglie certi libri. Oppure perché quella libreria è sotto casa e allora il libraio ordina il libri che interessano quel cliente. Si crea così un circolo virtuoso che premia i buoni libri e i lettori attenti. Ma che non basta più a far sopravvivere i librai.

Ma chi uccide il librai? Non gli ebook. In Italia rappresentano ancora una quota insignificante del mercato, mentre le librerie chiudono una dopo l'altra da diversi anni. Non le vendite online, che "spostano" ancora una minoranza di lettori.
Le librerie sono uccise dai grandi distributori di libri, quelli che aprono immensi negozi nei quali si trova di tutto e di più: non librerie, ma supermercati. Dove è impossibile trovare quel certo libro, magari stampato anni fa da un piccolo editore, che il nostro vecchio libraio avrebbe saputo dove cercare. Se non avesse dovuto chiudere.

Dietro i supermercati dei libri ci sono i grandi editori. Quegli stessi grandi editori che hanno ormai dimenticato il loro ruolo di intermediari del sapere. Che non cercano più l'autore originale, quello che ha qualcosa da dire. Che non curano ogni volume come se fosse il primo o l'unico. Che non lo vendono per quello che contiene, ma per la "vendibilità" dell'autore o per il fugace interesse mediatico che l'argomento di volta in volta richiama.

Fabbricano libri come meri prodotti di consumo, promuovendoli con le stesse tecniche di marketing che si usano per i cibi precotti. E tanto valgono: vediamo continuamente campagne pubblicitarie imponenti per libri di poco o nessun valore. Testi precotti da esporre sui banconi dei megastore librari, tanto simili ai banchi frigoriferi dei supermercati di alimentari.

Ora scoprono - i grandi editori italiani - che i libri di carta e i libri elettronici si possono vendere insieme. Per conquistare altri lettori? No, per allargarsi su un altro "promettente segmento di mercato". Che sarà fatto di e-book precotti come oggi sono troppi libri di carta. Opere mediocri (o peggio) spacciate per capolavori, con tecniche commerciali che le trasformano in best-seller.

Allora - forse - si prospetta un paradosso: che i buoni ebook vengano dalla famigerata autopubblicazione. Quella che molti di noi temono possa generare una valanga di spazzatura. Che però potrebbe essere selezionata da nuovi librai, librai online, che svolgerebbero lo stesso ruolo che fino a oggi hanno svolto quelli in via di estinzione.

 Potrebbe accadere che i buoni ebook vengano dai piccoli editori, i cosiddetti "indipendenti". Questi avranno la possibilità di scegliere gli ebook da pubblicare, senza porsi il problema dei costi di una tiratura sufficiente a rendere l'opera visibile sugli sterminati banconi dei supermercati del libro.

Questo potrebbe essere il futuro dell'ebook. Se gli editori indipendenti sapranno convertire le loro competenze (e,soprattutto, la loro passione) al libro elettronico come pubblicazione indipendente dalla carta, potranno rinnovare il ruolo tradizionale dell'editore come intermediario qualificato della cultura. Insomma, potranno essere "grandi" editori.

Perché ci saranno sempre lettori che decideranno di comperare un certo libro anche perché è pubblicato da un certo editore. Il quale, nel valutare l'opera e nel decidere di pubblicarla, non si sarà preoccupato dei costi di stampa.
Alla fine della storia, se nel mondo dei libri c'è un'acquasanta, probabilmente è fatta di bit.

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