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"Questa balorda fase di sviluppo degli e-book” - 1

Non è tutto e-book quel che si legge (in digitale)

In primo piano - 19.04.11
Incomincia qui una breve esplorazione della "filiera" dell'e-book. Per capire che cos'è un e-book e soprattutto quali sono i problemi di questa prima fase. Che Giancarlo Livraghi considera "balorda". E sotto molti aspetti coglie nel segno.

Cerchiamo di rispondere a una prima domanda, elementare quanto essenziale per impostare il nostro ragionamento: che cos'è un libro?
La risposta comune è che si tratta di un supporto, per lo più di carta, composto da molti fogli delle stesse dimensioni, legati insieme eccetera. Su questi fogli, detti "pagine" sono impressi segni grafici convenzionali (lettere e numeri) che compongono il testo. Il testo rappresenta il contenuto. Si badi bene: il testo stampato non è il contenuto, ma la "rappresentazione del contenuto".

Questa forma di rappresentazione è, da molti secoli, la forma comune del libro. Non è sempre stato così. Nell'antichità, per fare un esempio, non c'erano le pagine: il contenuto di quello che oggi chiamiamo libro era rappresentato su rotoli di materiali diversi. O, ancora prima, su serie di lastre di pietra o altri materiali.

Oggi, grazie alle tecnologie digitali, i contenuti possono essere rappresentati in tanti modi diversi. La maggior parte di voi sta leggendo questo testo sullo schermo di un personal computer, da tavolo o portatile. Il punto essenziale è che la rappresentazione di questo contenuto è diversa a seconda dell'apparecchio usato e delle scelte di ciascun lettore.
La grandezza dei caratteri è diversa a seconda delle dimensioni e della risoluzione dello schermo. E' anche possibile modificarla con un paio di clic. Questo testo si può anche stampare su carta, e ciascuno può decidere la larghezza e l'altezza del testo stampato (ovvero le dimensioni dei margini bianchi).

Queste semplici operazioni, alla portata di tutti, significano che la rappresentazione dei testi scritti in formato digitale non è immutabile, come sulla carta, ma può in qualche modo essere decisa dal lettore, nei limiti della tecnologia dell'apparecchio che sta usando. E' la prima approssimazione del concetto di "contenuto liquido", che può essere "travasato" da un contenitore a un altro. E prende ogni volta la forma del recipiente.

C'è un formato digitale che riproduce sullo schermo la rappresentazione del contenuto stampato su carta: il PDF. Ma anche il PDF non è immutabile, perché le dimensioni del "foglio" e del carattere possono essere facilmente cambiate dal lettore, sempre nei limiti propri dell'apparecchio che sta usando.
Di fatto, da quando è possibile digitalizzare le informazioni e rappresentarle su diversi supporti fisici, la tecnologia impiegata di volta in volta determina il formato della rappresentazione, con ampie possibilità di intervento da parte dell'utente. Questo vale anche, e soprattutto, per i testi e per le immagini. Quindi per i libri.

Il libro in formato digitale (non ancora e-book, vedremo perché) ha molti anni di sviluppo alle spalle. Il Progetto Gutenberg risale al 1971: si proponeva già allora di "rompere le barriere dell'ignoranza e dell'analfabetismo", pubblicando in formato digitale tutte le opere più significative della storia dell'umanità, non protette da diritti d'autore o delle quali gli autori stessi concedessero i diritti.

Altri progetti di digitalizzazione dei libri si sono succeduti nel tempo. Da quello della Library of Congress degli Stati Uniti nel 1990 a quello della Carnegie Mellon University del 2001. In Italia l'iniziativa del "Progetto Manuzio" di Liber liber è del 1994. Poi, nel 2004, è arrivato Google, con il pazzesco - e da più parti contestato - progetto di digitalizzare e rendere disponibili on line tutti i libri del mondo. Gratis, se non coperti da diritti d'autore.
Oggi i testi digitali, disponibili sui siti di varie organizzazioni, soprattutto in lingua inglese, si contano a milioni. Sono pochissimi quelli in italiano.

Ma tutto questo non è ancora "e-book", anche se si tratta di libri in formato digitale. Il motivo è semplice: non si possono leggere con modalità simili a quelle della lettura di un libro di carta.
Gli schermi dei personal computer, dai più grandi degli apparecchi da tavolo e dei laptop, ai più piccoli dei tablet e dei palmari, funzionano grazie a una sorgente di luce interna, che deve essere più forte di quella dell'ambiente. Altrimenti si vede poco o nulla.

Inoltre gli schermi più grandi possono essere utilizzati solo stando seduti alla scrivania: provate a leggere a letto o in poltrona tenendo in mano uno schermo da 20 pollici!
Sui palmari i caratteri sono troppo piccoli e la lettura è faticosa. E c'è sempre il problema della luce ambiente. Che affligge anche i tablet, che però sono maneggevoli, hanno uno schermo di dimensioni adeguate e possono quindi costituire una prima approssimazione all'idea dell'e-book.

Il vero e-book è nato un paio di anni fa, grazie a una tecnologia nuova e ancora oggi poco evoluta: quella della "carta elettronica" (e-paper) o dell'"inchiostro elettronico" (e-ink). Si tratta di schermi che non funzionano "a luce trasmessa", come quella dei cristalli liquidi o dei vecchi tubi catodici. Non hanno una fonte luminosa dietro la superficie visibile. Funzionano "a luce riflessa": come la carta, riflettono la luce ambiente e quindi consentono la lettura anche in pieno sole. Al contrario degli schermi dei computer, più l'ambiente è illuminato, meglio si legge. E se la luce non è sufficiente, basta accendere una lampadina. Proprio come con un libro di carta.

Questi schermi sono incorporati in un apparecchio, l'e-book reader, di dimensioni paragonabili a quelle di un libro di medio formato, e come tale molto maneggevole. Insomma, un piccolo "coso elettronico" che si può leggere proprio come un libro. Ed è solo questo nuovo apparecchio che può meritare la definizione di e-book, libro elettronico. Tutti gli altri sono strumenti che possono rappresentare un libro in formato digitale, ma non sono "e-book" nel senso proprio del termine. Non assomigliano a un libro e non si leggono come un libro.

Si legge su Wikipedia:
È errato confondere un qualunque documento in formato digitale con un eBook, dato che l'eBook non si limita a presentare la sostanza del documento cartaceo ma cerca anche di replicarne la forma, in modo da rendere la lettura il più possibile simile a quella che si avrebbe sfogliando le pagine di un libro. Da ciò deriva che tutte le azioni che in un normale libro cartaceo sono immediate e scontate, come ad esempio, lo scorrere le pagine o l'inserimento di un segnalibro possono essere emulate dal software del dispositivo di lettura.

Ma i tablet che stanno invadendo il mercato, non possono rientrare nella categoria degli e-book reader? Naturalmente nulla vieta di leggere un libro, in qualsiasi formato digitale, sullo schermo di un tablet (che comunque costa da due a quattro volte un reader). Ma provate a leggere un libro su un tablet mentre prendete il sole su una spiaggia: non si vede nulla! Non c'è ancora una tecnologia di "carta elettronica" che offra la visione a colori e il rapido refresh della schermata come gli schermi LCD. E' non ci sono schermi a colori e veloci nella risposta che possano essere usati in piena luce. 

Dunque, quando parliamo di e-book, non parliamo di un libro riprodotto in qualche modo su un computer, ma di una nuova forma di libro, con particolari caratteristiche di rappresentazione del testo. Che cambiano in parte le nostre abitudini di lettura e, di conseguenza, anche il modo di fabbricare i libri. Perché l'aspetto finale del prodotto editoriale dipende dal dispositivo, dal software e dalle scelte del lettore.

Questo è il passaggio più difficile di tutto il discorso: chi ha passato una vita tra i libri, come autore, come editore e anche come lettore, non trova nell'e-book alcuni degli elementi tipici del libro-oggetto, come l'impaginazione fissa.
I cultori del libro tradizionale, come l'amico Giancarlo Livraghi, si disperano. Dove è andata a finire l'arte di impaginare, quella che Aldo Manuzio "inventò" cinque secoli fa?

C'è ancora, Giancarlo, c'è ancora. Ma solo per i libri di carta (che anche per questo non possono morire). Quelli digitali, siano riproduzioni su Google Libri, e-book o altro, aspettano il loro Manuzio. O almeno qualcuno che metta ordine nell'attuale caos di hardware inaffidabili e software approssimativi, diritti e monopoli.

Ne parleremo nei prossimi articoli.

Articolo seguente: E-bo...ok, il prezzo è ingiusto

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