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Alcune note a margine del libro liquido di Adriano Sofri

Libri "multiformato" e rispetto per il lettore

In primo piano - Andrea Monti - 04.04.12 

Adriano Sofri ha scritto un libro liquido in più formati: .PDF, .epub, .mobi (e - spero non sia un caso - NON in quello proprietario di Apple) che è liberamente scaricabile dal suo sito. Questo evento è l'occasione per riflettere su due ordini di questioni. La prima: il ruolo dell'azzeramento dei costi di stampa reso possibile dalla "liquidità" dei libri nella diffusione di idee che gli editori non possono/vogliono pubblicare. La seconda: l'importanza di conservare anche nei libri liquidi l'attenzione a come impaginare e "aggiustare" un testo.

Quanto al primo punto, si potrebbe dire che non ci sia nulla di strano o di nuovo nel fatto che qualcuno pubblichi un contenuto digitale liberamente fruibile (nel senso di non doverlo acquistare). La rete trabocca di tweet, post e feed per tutti i gusti, e non fa certo notizia l'ennesimo file, magari in qualche formato "esoterico" che ben potrebbe essere una banalissima pagina web. In realtà non è così perché a differenza dei contenuti normalmente disponibili online, un ebook è fatto per essere fruito su una macchina per leggere che, dal punto di vista delle persone, NON è un computer, ma un ulteriore supporto per veicolare idee.

C'è, dunque, una differenza sostanziale fra consultare una pagina web sullo schermo di un computer e leggere un libro liquido. Perché "popolare" una pagina web è un atto intellettualmente diverso dallo scrivere un libro. Prima dell'avvento dei libri liquidi, gli editori erano i guardiani delle idee: solo chi riusciva ad essere "ammesso a corte" - non sempre grazie al valore della propria scrittura - veniva gratificato con la pubblicazione del proprio lavoro. Gli altri dovevano rassegnarsi a stampare in proprio i loro lavori e a farli circolare in modo quasi clandestino. Ora - e la scelta di Adriano Sofri è una testimonianza in questa direzione - l'autore può scegliere se privilegiare la circolazione delle proprie idee (rendendo "libero" il libro) oppure il profitto da vendita in libreria.

L'una cosa non esclude l'altra, perché in realtà ogni scelta ha un obiettivo artistico, culturale, politico. Tutto questo per introdurre l'analisi della seconda questione, quella della pubblicazione "multiformato" Come è noto, ogni versione di un libro liquido presenta delle differenze di impaginazione rese necessarie dalla diversa modalità di funzionamento delle tavolette da lettura. Questo implica - anche solo in termini di tempo - un impegno molto consistente per offrire al lettore un'esperienza di lettura soddisfacente. Ma è veramente necessario fare una cosa del genere?

Parlando di digitale, non siamo oramai abituati a testi mal impaginati, interrotti dalla pubblicità, che si allargano e si stringono a seconda delle dimensioni del monitor e degli "ammennicoli" in Ajax o Java? Per rispondere alla domanda, bisogna farsene prima un'altra: che cos'è un libro? Risposta: è la fissazione di idee (testo), in modo fruibile (redazione ed impaginazione), su una macchina per leggere (supporto fisico). Tutti sono - o dovrebbero essere in grado - di riconoscere un libro ben fatto. Si tiene comodamente in mano; caratteri, crenatura e interlinea rendono agevole la lettura; la qualità della carta, le dimensioni della pagina e la robustezza dell'oggetto consentono di leggere anche in condizioni scomode, magari all'aperto o in metropolitana.

Le cose non sono diverse per gli ebook. Il testo, infatti, per essere fruibile tramite un reader, deve essere adattato appunto alla specifica macchina per leggere. E dunque, non ha senso - per chi sa come è fatto un libro e vuole fare libri perché siano letti - scrivere un ebook in formato A4 con margini sproporzionati e caratteri in corpo 16. In sintesi, se cambia la macchina per leggere, deve cambiare il modo in cui il testo viene organizzato, utilizzando i giusti strumenti. Il lettore - nel senso di persona che legge, non di ebook reader - merita di essere rispettato, visto che ha deciso di regalare a chi scrive la cosa più preziosa: tempo della propria vita.

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